11 gennaio 2017 redazione@ciociaria24.net

Una folla di gente a Veroli per dare l’estremo saluto al Prof. Tarcisio Paniccia

La Cattedrale di S. Andrea era piena all’inverosimile, anzi molta  gente è rimasta fuori in silenzio ad ascoltare la messa, tutti hanno voluto dare l’estremo saluto al  Prof. Tarcisio Paniccia, docente universitario  e primario urologo all’ospedale di Chieti dove prestava servizio da molti anni, deceduto per un assurdo grave incidente sulla autostrada A 25.

Ho molti ricordi affettivi di lui, del Prof. Paniccia, per me “ Tarcì ”, abbreviativo naturale  con il quale lo chiamavo quando eravamo bambini, negli anni della adolescenza cresciuti insieme all’ombra del campanile della Cattedrale  dove  suo zio, l’indimenticato

Don Antonio,  ne era il parroco. Sono stati anni bellissimi quelli passati con Tarcisio e gli altri amici, trascorsi a giocare, dopo lo studio, a Piazza Santa Salome, dando calci al pallone, o inventarsi giochi come “soldati liberati” o “nascondino bussolotto”, oppure a far camminare  i tappi delle bottiglie di aranciata intorno alla scalinata della Chiesa con un gioco di dita. Eravamo bambini, poi da adolescenti i primi innamoramenti, gli impegni con la squadra di calcio o quella di pallacanestro, le spedizioni con il gruppo Scout, infine l’età adulta, quando ciascuno di noi ha scelto la propria strada professionale.

Tarcisio si impose subito come medico urologo, poi la promozione a primario a Chieti e da diversi anni come docente all’università. Se  professionalmente le strade ci avevano diviso,   ogni ritorno a Veroli era una festa e come suo solito Tarcisio aveva tante cose da raccontare e ci si rideva su! In questi anni di professione medica l’amico Tarcisio ha curato tanta gente, anche quella che magari non poteva permettersi di pagare la visita. Lui gli diceva: “ paghi la prossima volta”, la volta successiva al paziente diceva: “ mi hai già pagato non ti ricordi?”. Tarcisio Paniccia era questo, un professionista serio e soprattutto un uomo buono che faceva sempre onore alla sua terra e alla sua città, era lo specchio della sua famiglia e non ha voluto mai salire su un piedistallo che pure gli apparteneva.

La moglie Alessandra e la figlia Annavittoria che lui adorava, ora lo piangono ancora incredule per quello che è accaduto in quel maledetto pomeriggio, loro sanno che non lo rivedranno più ma che è comunque al loro fianco, è invisibile, ma c’è! Una morte assurda quella dell’amico Tarcisio, che lo ha atteso in quella piazzola di sosta della A 25, tra Pescina e Collarmele,  che lui  percorreva ogni giorno. La morte non cerca scuse si dice dalle nostre parti, ma stavolta la morte deve chiedere scusa a Tarcisio per averlo tolto dall’affetto della famiglia, di quanti lo conoscevano e gli volevano bene,  dalla intera comunità verolana e non solo. Durante l’omelia il parroco Don Andrea ha ricordato la figura del medico Paniccia, della sua bontà umana e della sua professionalità nell’insegnamento universitario.

Sulle pagine di facebook ho letto tanti scritti, quello di una giovane  signora per esempio che diceva: “ Ieri su Facebook ho trovato scritti tanti “ riposa in pace “, poi ho letto il tuo nome , Paniccia Tarcisio, un colpo al cuore, la nostra comunità è senza parole. Eri un grande professore, ma per tutti eri Tarcisio e se proprio non volevamo prendere troppa confidenza per vergogna allora eri “Dottò!”. Della tua semplicità, umiltà e simpatia avevi fatto il tuo biglietto da visita, grazie di tutto, grazie dei consigli, degli scherzi ma soprattutto dell’ironia che molte volte è stata più utile di una medicina. Questa volta però perdonaci, ma nel saluto non riusciamo a ridere, questa volta lo scherzo ce l’hai fatto tu. Ciao Dottò! –  Su un altro post c’era scritto: “ Non c’è bisogno di elogi per far sapere al mondo chi eri tu, le tue qualità umane e professionali  hanno parlato per te. Io sono stato un uomo privilegiato ad averti avuto come un fratello e punto di riferimento certo e sicuro, di trovarti sempre al momento del bisogno, ma sei stato ancora di più caro Tarcisio, sei stato il mentore della mia vita. A te devo tanto! Mi si lacera il cuore e mi si strappa l’anima al sol pensiero di non poterti rivedere più. Ti voglio bene Tarcì!”. Questo era l’amico Tarcisio Paniccia, non occorrono altre parole. Dopo la cerimonia funebre all’uscita della bara dalla Cattedrale, si sono alzati due lunghi e spontanei  applausi della gente di Veroli. La salma del Prof. Paniccia verrà tumulata nel Cimitero di Torrice, lì nella tomba di famiglia riposano i nonni i suoi genitori e lo zio Don Antonio che amava tanto.

Gianni Federico

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