27 ottobre 2012 redazione@ciociaria24.net

VEROLI – Domenica 28 Ottobre, convegno dal titolo: “Dall’Unità d’Italia al Brigantaggio il ruolo di Luigi Alonzi, detto Chiavone”

L’Associazione Politico-Culturale “Rosso di Sera” del presidente avv. Paolo De simone e l’Associazione culturale “oltre il Muro” organizzano una conferenza che si terrà domenica 28 ottobre alle 17,30 presso l’Aula Magna del Convitto Comunale e che ha per titolo: “Dall’Unità d’Italia al Brigantaggio il ruolo di Luigi Alonzi, detto Chiavone”. I relatori saranno: il prof. Marcello stirpe, a tutti noto per le numerose e stimolanti pubblicazioni già realizzate. La prof. Sara Ranalli, docente di Italiano e Latino e il dott. Simone De Biase, studioso del fenomeno. L’introduzione e la conclusione saranno del presidente di “Rosso di Sera” Paolo De Simone, mentre le letture saranno a cura dell’Associazione teatrale “Oltre il Muro”, che ha la presunzione di indicare alle pubbliche amministrazioni locali un altro fertile terreno di iniziativa culturale, tipica della nostra terra.

La conferenza sarà un’occasione per riflettere su un diverso tipo di brigantaggio: quello determinatosi in Italia in particolare nella nostra Ciociaria per via delle spinte unitarie del regno del Piemonte, sostenute dai Francesi, che favorirono la nascita del regno d’Italia e contemporaneamente fecero nascere e crescere, tra il 1860 ed il 1865 il brigantaggio antinazionalista, filo borbonico e filo crericale, che vide nel Sorano e poi Verolano acquisito, Luigi Alonzi, detto Chiavone come l’interprete più importante. Alonzi fu il personaggio sul quale Pio IX e Francesco II di Borbone fondarono le loro speranze di opporsi, anche con qualche risultato, alla nascita del Regno d’Italia, per questo lo sostennero, lo amarono e lo finaziarono. Chiavone stabilì il suo quartiere generale a Case Cocchi di Veroli presso la compagna Olimpia Lisi vedova Cocco a ridosso di Monte Favone (l’attuale Pedicino), con un esercito di circa 800 uomini, tra Fontana Fratta e S. Francesca a ridosso del confine tra il regno di Napoli e lo Stato Pontificio.

La sconfitta e la morte dell’Alonzi lasciarono in campo una generazione di Briganti tra i quali il più noto, che raccolse la sua linea filo papalina (difesa di Roma nel 1870), un certo Francesco Frascone, il Brigante di Casamati che dopo aver scontato 10 anni di carcere a Pianosa ed aver fatto il guardiano dei Monaci Cistercensi di Casamari, stabilì la sua residenza nella contrada di Scifelli, presso la casa ora di proprietà della famiglia Ascenzi.
Gianni Federico

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